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    March 30

    ho imparato a sognare

    Ho imparato a sognare,
    che non ero bambino
    che non ero neanche un'età
    Quando un giorno di scuola
    mi durava una vita
    e il mio mondo finiva un po' là
    Tra quel prete palloso
    che ci dava da fare
    e il pallone che andava
    come fosse a motore
    C'era chi era incapace a sognare
    e chi sognava già
    Ho imparato a sognare
    e ho iniziato a sperare
    che chi c'ha avere avrà
    ho imparato a sognare
    quando un sogno è un cannone,
    che se sogni
    ne ammazzi metà
    Quando inizi a capire
    che sei solo e in mutande
    quando inizi a capire
    che tutto è più grande
    C'era chi era incapace a sognare
    e chi sognava già

    Tra una botta che prendo
    e una botta che dò
    tra un amico che perdo
    e un amico che avrò
    che se cado una volta
    una volta cadrò
    e da terra, da lì m'alzerò

    C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

    Ho imparato a sognare,
    quando inizi a scoprire
    che ogni sogno
    ti porta più in là
    cavalcando aquiloni,
    oltre muri e confini
    ho imparato a sognare da là
    Quando tutte le scuse,
    per giocare son buone
    quando tutta la vita
    è una bella canzone
    C'era chi era incapace a sognare
    e chi sognava già

    Tra una botta che prendo
    e una botta che dò
    tra un amico che perdo
    e un amico che avrò
    che se cado una volta
    una volta cadrò
    e da terra, da lì m'alzerò

    C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

    March 29

    ricordo

    Non lascio che neanche un singolo fantasma del ricordo
    svanisca con le nuvole,
    ed è la mia perenne consapevolezza del passato
    che causa a volte il mio dolore.
    ma se dovessi scegliere tra gioia e dolore,
    non scambierei i dolori del mio cuore
    con le gioie del mondo intero.
    March 22

    totò e peppino a firenze

    Di ritorno da  Firenze, trasformata per l’occasione in un immenso set cinematografico all’aria aperta, ancora sento riecheggiare le grasse risate che facevano da sfondo alle scene di un opera straordinaria. Lo storico “dietro le quinte” al quale ho assistito è quello di Totò e Peppino a Firenze, remake di un celebre film del principe della risata trapiantato in riva all’Arno e riletto in chiave contemporanea. L’opera prima di un regista di sicuro avvenire quale Arturo De Gregorio sembra convincere proprio tutti, il film si farà ben apprezzare da un pubblico molto variegato e non potrà sicuramente essere snobbato dalla critica più esigente. Le sale italiane saranno contagiate, le risate non daranno tregua allo spettatore più impassibile. I due attori emergenti ai quali è stato affidato il pesantissimo compito di riecheggiare le movenze di due mostri sacri della commedia comica italiana sono Giuseppe Tizzani (in arte Peppino) e Antonio Persico (in arte Totò) che riescono nella maestria di ricalcare queste movenze appartenute al celebre duo senza mai cadere nella banalità e dimostrano grande originalità e collaudata tecnica maturata dopo una lunga gavetta in teatro.

    Naturalmente le scene di grande impatto sono numerose ma cercherò di raccontare quelle più rappresentative come quelle in cui la coppia alla ricerca della famosa bistecca fiorentina si imbatte in un personaggio locale che li porterà prima a compiere una serie di peripezie e poi ad una degustazione di un piatto piuttosto ambiguo che questi spaccerà per la nota pietanza locale.

    La prima scena da segnalare è quella nella quale Totò, alle prese con un moderno eurostar, finisce con l’essere l’unico viaggiatore in piedi e viene creduto venditore ambulante di bevande dai compagni di viaggio mentre Peppino, alle prese con un’avvenente fanciulla, non riesce ad istaurare una conversazione rivelando poi a fine corsa all’amico Totò che il nome della ragazza fosse Milano e cioè la destinazione finale del treno ovvero l’unica informazione distorta casualmente alla stessa  fanciulla lungo il viaggio. Altra scena destinata a diventare un cult è quella nella quale Totò spiega con grande convinzione come il corso dello Po arrivi ad attraversare Firenze e renderla in virtù di questo conosciuta in tutto il mondo.

    Da repertorio sono le scene in cui Totò e Peppino sono alla ricerca disperata di un supermercato, facendo ricorso ad uno dei mezzi che negli ultimi tempi ha riscosso più successo tra i giovani e cioè il navigatore, i due protagonisti si improvvisano in  “macchiette” d’altri tempi; l’uno nella divertente interpretazione delle coordinate fornite dal telefonino e l’altro dietro di lui con una mano sollevata goffamente verso al cielo alla ricerca di chissà quale segnale.

    Non possiamo poi dimenticare gli esilaranti versi dei due sotto la casa di Dante dove Totò chiede da quale finestra l’Alighieri abbia composto l’opera a suo avviso più rappresentativa e cioè “a Silvia” con il riecheggiare dei storici versi in chiave dialettale fiorentina.

    Il sicuro successo del film è stato anticipato da brevi video rubacchiati sul set che già circolano su molti cellulari, sarà compito degli autori poi, sulla scia di tale successo, ripetersi con un nuovo remake di un altro grande successo e cioè “Totò, Peppino e la malafemmina” per il quale sembra sia stata già arruolata una giovane promessa della famiglia Placido.